mercoledì, 20 agosto 2008

ANTONINO SCUZZA, DA DIARI E RIFLESSIONI DI UN UMANO FOLLE ABBASTANZA DA VIVERE TRA I LUCANI

Ed ecco, attraverso l'osservazione e lo studio fuor della misura di decine di anni, sottratti al mio tempo migliore, giunsi a guardare diritta nell'essenza ed entro il nucleo suo più incandescente l'autentica natura che sempre muove le membra della disgraziata genia dei miei: un centro indistruttibile della personalità, un grumo nero e densissimo costutuito interamente ed unicamente di niente altro che tetra e sudaticcia vergogna di essere al mondo. I miei vivono, sì, i lucani conterranei della mia stirpe vivono come fossero vivi quello che gli spacciano alla fiera delle umane dissoluzioni come vita ma, non di meno, essi sostano per tutto il tempo che su questa terra muovono le zampette da formiche come in tregua o in intervallo di libertà plurimamente vigilata. Vivono i giorni e le ore, i figli della mia Basilicata, ma sempre in attesa di una scure che recida il filo della loro finzione, di una mano spietata e pietosissima ad un tempo che strappi dal volto loro tumefatto d'imbarazzo la maschera dell'essere umano completo, l'aspetto posticcio del figlio di dio. Poveri, miserandi, irragiungibili dalla grazia sono i miei compagni, che non accordano, essi soltanto a se stessi, il diritto di una qualche minima attestazione di presenza al mondo. Morranno, essi, ancora un'ultima volta quando la morte verrà per non recedere, sospirando del sollievo di non essere stati scoperti, invece che urlando la disperazione di non aver vissuto mai.
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domenica, 04 febbraio 2007
Vedi quelli che dovrebbero essere i tuoi fratelli, generati dalla stessa terra e nello stesso sangue immersi per tutte le membra, essere creature figliate da abnormi, grandi puttane. E questo cosa ti pone nei ragionamenti, della tua genitrice?
Lucania, sei nelle mani di uomini come topi, uomini come vermi che divorano sangue putrefatto: divelte le croci sulle tue colline, ti cantano del brigante e del peperone, che resti addormentata la tua mente. I figli che hai messo al mondo, col ferro da maglia era meglio estirparli dal matrigno utero.
Ed essi, dormono, dormono, dormono, come fossero stati svegli per anni interi e secoli e generazioni, mentre invece hanno solo ventri come otri  gonfi di vino e rumori di stomaci in digestione pesante, quali segno della storia loro, del loro passaggio tra gli umani.
Lucania, sarai sempre bianca come una palomma, un Colombo di cocaina, sempre, anche da morta, democristiana.

ANTONINO SCUZZA, "LE RADICI DELLA METASTASI DI BASILICATA", INEDITO.
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giovedì, 10 novembre 2005

"congetture di congetture

governo ladro pioggia battente

rientra l'ape nell'arnia

marcisce senza luce

la mia terra

i miei fratelli

vomitano bile

sui campi"

 

antonino scuzza, "cavoli senzienti", inedito.

postato da: arbiter alle ore 23:42 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 25 agosto 2005

pochi anni prima che la morte ce lo rapisse, misantropo quant'altri mai, antonino scuzza ci lasciò l'ultima, folgorante descrizione della natura lucana. se nei primi anni della sua attività di filosofo e meridionalista tentò in ogni modo di risvegliare le coscienze intorpidite dei suoi conterranei, quando sentì sulla schiena l'alito della nera signora, egli smise ogni speranza...a ragione...

"non v'è natura più simile a quella del cattolico e dell'animale domestico di quella di un buon lucano. egli coniuga in sè ogni possibile degenerazione istintuale nel senso della remissività posticcia ed interessata, il fulcro dell'esistenza di un abitante della basilicata risulta spesso essere la perversione sistematica di ogni possibile slancio a rialzare la testa in pratiche da lacchè. io nemmeno parlerei di frustrazione, quanto piuttosto di una precisa codifica degli atteggiamenti servili insiti non già nell'etnia nè nei caratteri razziali nè in nessuna simile aberazzione pseudo-antropologica ma in una secolare pratica di erosione dello spirito che è trasmessa di generazione in generazione come i sacramenti e che, come i sacramenti, s'accompagna al vizio, fortificandolo esponenzialmente. la natura del lucano è rappresentabile come un vettore tendente allo stato escrementizio."

postato da: arbiter alle ore 20:22 | Permalink | commenti (2)
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